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lunedì 29 settembre 2014

"-ano" e "-iano"

Due parole, due, sul suffisso "-ano", che - a nostro modesto avviso - viene molto spesso storpiato, anche da coloro che sostengono di fare la lingua, con l'aggiunta di una "i". Vediamo di spiegarci. Il latino "anus" (donde il nostro suffisso "-ano") stava a indicare un rapporto di appartenenza: 'romanus', 'paganus', 'silvanus' ecc. In seguito, con la nascita della lingua volgare, l'italiano, è stato adoperato per la formazione di vocaboli di provenienza latina o formati per analogia con questi e per la formazione di aggettivi con uso sostantivato derivati da nomi indicanti mestieri, classi, categorie, oppure per designare gli abitanti delle città, dei paesi, delle nazioni e altre entità geografiche (ecco, quindi, il "rapporto di appartenenza" che aveva il latino "anus"): 'mantovano', 'goriziano', 'ergastolano', 'diocesano'. Il suffisso "-iano" è un ampliamento di quello classico latino "-ano" e da adoperare - a nostro modestissimo avviso - solo in caso di cacofonia (suono sgradevole) e con i nomi propri: pirandelliano, per esempio, è meglio di pirandellano, come foscoliano è meglio di foscolano. Per quanto attiene a "cristiano" la "i" non si giustifica con il fatto che deriva dal nome proprio di Cristo, ma dall'origine della parola. Viene, infatti, dal latino "christianus", che a sua volta è il greco "christianòs". Come si può ben vedere, dunque, la "i" è insita nella parola stessa.

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