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venerdì 30 maggio 2014

Omofone e omografe

Cortese dott.Raso,
le sarei veramente grato se potesse spiegarmi la differenza che intercorre tra le parole omografe e quelle omofone. Complimenti per il suo prezioso "servizio". La seguo da moltissimo tempo.
Cordialmente
Giuseppe T.
Udine
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Gentile Giuseppe, le 'copincollo' un mio modestissimo articolo sull'argomento scritto qualche anno fa.


La nostra lingua è ricca di parole "omofone" (stesso "suono") e "omografe" (stessa grafia). Vediamo, succintamente, la differenza. Le parole omofone sono dette anche "omonime" perché oltre ad avere il medesimo "suono" hanno anche lo stesso nome (la "bugia", per esempio: candeliere e menzogna); quelle omografe, invece, hanno la medesima grafia ma il "suono", cioè la pronuncia, non sempre uguale. Legge, "norma" e lègge, dal verbo leggere, per esempio, sono omografe ma non omofone. Le parole omofone, quindi, sono sempre omografe; queste ultime invece, non necessariamente sono anche omofone. E quanto alle omofone (o omonime) c'è da dire che nella stragrande maggioranza dei casi provengono da due termini diversi che hanno finito con il coincidere per l'evoluzione storica del linguaggio. Vediamo, in proposito, qualche esempio: la lira, moneta, viene dal latino "libra(m), mentre la lira, strumento musicale, da "lyra(m); il miglio, la pianta, ha origine da "miliu(m), il miglio, la misura da "milia". Ancora: la fiera, belva, da "fera(m), fiera, mercato, da "feria(m)"; botte, recipiente, da "butta(m)" ('piccolo vaso'), botte, percosse, dal francese antico "boter" (percuotere). Sarà bene, per tanto, accentare le parole omonime che possono generare equivoci: balia e balía; regia e regía; ambito e ambíto; subito e subíto; ancora e àncora; decade e decàde. L'accento che si adopera in questi casi si chiama "fonico" perché fa cambiare, appunto, il "suono" alle parole che hanno il medesimo nome. Un accento, diceva un grande linguista, "se al posto giusto non ha mai fatto male a nessuno".  Vediamo, ora, un'altra parola omografa ma non omofona perché  a seconda della pronuncia cambia di significato: razza. Pronunciata con zeta dolce indica un pesce marino la cui lunghezza varia da trenta centimetri a due metri, ha la forma di un rombo con gli occhi sul dorso e la bocca sul ventre.  Se si pronuncia, invece, con la zeta aspra indica un sostantivo il cui significato è noto a tutti: gruppo di individui di una  medesima specie, animale o vegetale; quindi  gruppo, popolazione, popolo.



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