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venerdì 10 gennaio 2014

La stupidezza dell'insegnante

Cortese dott. Raso, 
la Befana mi ha fatto imbattere nel suo meraviglioso blog, che ho messo subito tra i preferiti. Le scrivo perché vorrei – con il suo permesso – mettere in risalto la stupidezza di alcuni docenti di materie letterarie che siedono in cattedra rovinando, anzi, distruggendo completamente le certezze linguistiche dei loro allievi. È il caso dell’insegnante di mio figlio (III media) che ha sottolineato e corretto con la fatidica matita blu un presunto errore. L’insegnante, dunque, ha corretto la “stupidezza”, parola adoperata da mio figlio, in stupidaggine. Mio figlio legge moltissimo, avrà trovato, quindi, il vocabolo errato, a detta dell’insegnante, in qualche autore. Confesso che anch’io ero convinto che tale termine non esistesse, ma con una rapida consultazione dei vocabolari in mio possesso ho dissipato ogni dubbio: stupidezza è termine correttissimo. La docente, prima di “sputare” sentenze, non avrebbe fatto meglio a documentarsi? 
La ringrazio dell’ospitalità e le auguro un sereno 2014. 
Beniamino T. 
Lecce
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Gentile Beniamino, ho pensato molto prima di pubblicare la sua lettera. Ho deciso di farlo perché – come giustamente scrive – molti insegnanti “rovinano” la lingua dei loro allievi. Alcuni docenti, mi spiace dirlo, sono di una presunzione e di un’arroganza senza limiti. Proprio con uno di questi ho avuto, tempo fa, un battibecco circa il famoso “qual è”. Costui sosteneva che quale si apostrofa se il sostantivo che segue il verbo essere è di genere femminile: qual’è la tua penna? Non si apostrofa se il sostantivo è di genere maschile: qual è il tuo libro? Non avevo mai sentito simili “stupidezze”. Tornando all’insegnante di suo figlio, avrebbe potuto evitare la figuraccia se avesse consultato, come ha fatto lei, un buon vocabolario di lingua italiana. Avrebbe scoperto, infatti, che stupidezza, anche se di uso non comune, è sinonimo di stupidaggine e stupidità. In alternativa avrebbe potuto fare un viaggetto in Rete.   

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