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martedì 8 ottobre 2013

Il bucchero


La parola del giorno (proposta da questo portale): bucchero. Sostantivo maschile.  Vaso di terracotta rossastra che ha la proprietà di conservare freschi il vino e l’acqua.

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Gentilissimo dott. Raso,
 spero di non approfittare della sua squisita cortesia. Le scrivo ancora per un altro quesito. Ai tempi della scuola ho imparato che le parole tronche non si accentano (e non si apostrofano, salvo qualche eccezione: mo’, troncamento di modo e po’, troncamento di poco, per esempio). A questo punto vorrei  sapere se è corretto apostrofare la terza persona  singolare del presente indicativo del verbo potere: egli puo’. Mi è stato fatto notare che l’apostrofo, in questo caso, è errato; ci vuole l’accento: egli può. Potrebbe chiarirmi le idee? Grazie in anticipo. 
Ottavio L. 
Terni
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Sí, cortese Ottavio, l’apostrofo è errato, ci vuole l’accento.  Il motivo è semplice:  «può» è la forma tronca dell’antico «puote». Le parole tronche che originariamente avevano l’accento tonico (accento che si “sente” ma non si segna graficamente) sulla penultima sillaba lo conservano tramutandolo in accento grafico. Per questo motivo abbiamo: città (da cittade), virtú (da virtude); gioventú (da gioventude); beltà (da beltade) e può da… puote.


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