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sabato 6 luglio 2013

Mezzo e metà

Due parole, ancora, sull’uso corretto di “mezzo” perché la stampa, nonostante le nostre modeste “prediche” continua, imperterrita, ad adoperare il vocabolo in oggetto in modo errato; lo considera sempre aggettivo e lo concorda con il sostantivo cui si riferisce: due ore e mezza. No, amici: due ore e mezzo. Questa la sola forma corretta (nonostante ci siano i soliti bastian contrari fra i vocabolaristi e i linguisti). Perché “due ore e mezzo” è l’unica forma corretta? Perché in questo caso “mezzo” non è aggettivo, ma sostantivo neutro e sta per “una metà” (di un’ora). Si dirà correttamente, quindi, due ore e mezzo, vale a dire due ore e “una metà” di un’ora. Quando mezzo è sostantivo, insomma, e, come detto, sta per una metà ed è posposto al sostantivo al quale è unito tramite la congiunzione “e” deve rimanere invariato: due etti e mezzo; cinque chili e mezzo; due settimane e mezzo; tre ore e mezzo. Attenzione, però, amici lettori, a non confondere “mezzo” con “metà”, ché sono due cose distinte, come giustamente fa osservare Leo Pestelli nel suo preziosissimo libro.
«Metà è una delle parti uguali di checchessia, le quali, unite insieme, compongono un tutto; Mezzo, quel punto che è ugualmente lontano dagli estremi, il lettore ci perdoni il ricordo pedantesco; ma importava rinfrescare che Metà non è Mezzo. “Abbiamo fatto una metà del cammino”, è dunque ben detto; non cosí, come purtroppo si dice: “Siamo a metà del cammino”, perché essendo nel punto che segna le due metà della strada, siamo, come insegna Dante nel primo verso della Commedia, “Nel mezzo del cammino” o “A mezzo il cammino”. Cosí, rettamente: “Vi attendo a mezzo febbraio”, e non “alla metà di febbraio”».
 Pedanteria? Giudicate voi.

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