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sabato 29 giugno 2013

La "e" e la "discrezione"

Due parole due, sulla congiunzione "e" e sulla "discrezione", che , nel caso specifico, non ha il significato di "moderazione", "senso di opportunità" e simili. Cominciamo con la "e", che, come dice la stessa parola, ha valore "congiuntivo" e "aggiuntivo": noi e voi. Alcune volte ruba il posto alla collega "ma" assumendo un significato avversativo: ha parlato per tre ore e non ha detto nulla. È un pleonasmo "obbligatorio" quando forma locuzioni interponendosi fra "tutti" e un aggettivo numerale cardinale (tutti e cinque) o fra un participio passato e l'aggettivo bello: bell'e detto. È un pleonasmo inutile, invece, quando viene collocata tra due numerali: cento e sette. Molto meglio: centosette. Unita a un avverbio richiede il cosí detto raddoppiamento sintattico: eccome, eppure, ebbene, epperciò.
E veniamo alla "discrezione". Il termine viene dal tardo latino "discretio", derivato di "discretus", participio passato di "discernere" (separare, distinguere) e si ha, in linguistica, nei casi in cui la consonante iniziale "l" di un sostantivo viene scambiata per articolo, sí da separarla ('discrezione'), nella scrittura, dal corpo del vocabolo. Alcuni esempi di discrezione provengono dalle voci latine "lusciniolus" e "labellun" in cui la "l" iniziale, appunto, durante il "trasporto" in italiano è stata scambiata per l'articolo e separata ('discrezione') dal resto della parola: usignolo e avello.

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Il femminicidio?  Ce ne parla Matilde Paoli, della redazione consulenza linguistica della Crusca.








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