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domenica 20 gennaio 2013

Mettere la testa (o il cervello) a partito

Chi non ha mai sentito e adoperato questa locuzione che significa “cominciare a pensare e a operare concretamente, mettendo da parte idee strane o chimere”? Per l’origine e una migliore spiegazione ci affidiamo alla penna del re dei modi di dire, Ludovico Passarini.

«(La locuzione) significa far ritornare uno in sé, far sí che si ravvegga e metta senno: ed è traslato di egual misura di dire usata nei pubblici consigli, quando si mette ai voti una proposta, richiedendosi lucidezza e fermezza di mente. Usasi anche per pensare seriamente a qual partito uno deve appigliarsi, a che cosa credere. Per esempio se Tizio si trovasse in qualche spinoso intrico, e se ne lamentasse, fra gli altri modi direbbe “questo mio affare mi fa mettere il cervello a partito” (…); lo stesso modo ricorre nella “Trinuzia” del Firenzuola (…) dove un servo, narrato al giovane padrone quanto aveva spillato sul conto di una femmina, di cui si era invaghito, e di cui davagli molte speranze, il padrone gli dice: “Ma vedi un poco, volpe, se tu potessi trarre niente, che con cotesto tuo discorso, tu mi hai messo il cervello a partito (…)”».

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