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sabato 26 gennaio 2013

L'alternativa

“Non hai altre alternative. L’alternativa è partire o restare”. Frasi del genere si leggono spesso sui giornali e si sentono nei notiziari radiotelevisivi, ma non sono sempre corrette; vediamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza. I grammatici raccomandano che per alternativa deve intendersi una scelta, anzi una possibilità di scelta fra due termini, non come una delle soluzioni che la scelta stessa concede. La frase, per esempio, «l’alternativa è combattere o morire» è correttissima perché abbiamo, appunto, la possibilità di scegliere di combattere o di morire. Invece nella frase «non ha altra alternativa che morire» il discorso non regge perché non c’è possibilità di scelta. Nei casi dubbi alcuni autorevolissimi grammatici consigliano di sostituire alternativa con “dilemma” (una sorta di prova del nove, insomma): se il discorso ‘fila’, cioè ha un senso, l’uso di alternativa è corretto, altrimenti no. Vediamo con qualche esempio. Nella frase su riportata, l’alternativa è combattere o morire, si può benissimo sostituire alternativa con ‘dilemma’: il dilemma è combattere o morire. L’uso di alternativa, quindi, è corretto. Nella seconda frase, sempre su riportata, non si può sostituire alternativa con dilemma e dire «non ha altro dilemma che morire»; l’uso di alternativa, per tanto, è scorretto. La stampa, come il solito, è incurante di queste “norme” e fa uso improprio, anzi scorretto di alternativa. Ma anche alcuni vocabolari non sono da meno. Lo Zingarelli (l’edizione in nostro possesso) riporta: «non avere altra alternativa»; «gli resta una sola alternativa». Sostituite alternativa con dilemma e vedrete che i conti non… tornano. Il Sandron: «la sola alternativa che ci resta è la resa»; avverte, però, che l’uso è improprio. Il linguista Aldo Gabrielli, nel suo “Si dice o non si dice?”, scrive:
«“Non ci resta ormai che questa sola alternativa: rinunciare all’affare”.
“Andare o restare? Egli esitava davanti a queste due alternative”.
“Scegli tra queste alternative: pagare, vendere o fallire”.
Ecco tre frasi come ci capita di ascoltare o pronunciare ogni giorno, tra le quali si nasconde qualche imprecisione. Vediamo di capire; poi potremo usare la parola alternativa con maggiore proprietà.
Alternativa vuol dire “possibilità di scelta tra due”; deriva infatti dal latino alter, che significa “l’uno dei due”, e non “dei tre” o “dei quattro”. Perciò la prima frase sembra sbagliata perché un’alternativa deve avere due termini di scelta: per esempio, “rinunciare all’affare o pagare di più”. Ma sbagliata non è perché qui il secondo termine è semplicemente sottinteso, e si desumerà dal resto del discorso. Sbagliata è invece la seconda frase, perché “andare o restare” rappresenta una sola alternativa e non due. Sbagliata sembra anche la terza perché i tre termini, “pagare, vendere o fallire” non possono rappresentare un’alternativa, dato che non sono una scelta “fra due”, ma “fra tre”. È però giustificabile, dato che la parola alternativa è venuta ampliando il suo significato da semplice “scelta fra due” a “scelta fra più possibilità”. Insomma, se io faccio una proposta, posso offrire più di un’alternativa (quindi delle alternative), immaginando che confronterò ciascuna delle proposte sostitutive con quella principale e avrò così una serie di alternative in senso proprio.
Resta il fatto che dov’è possibile, anche per rendere più vario il nostro linguaggio, sarà bene usare altri termini, come possibilità, soluzione, rimedio e simili.
Da notare in fine il grande successo che sta mietendo oggi l’aggettivo alternativo per indicare chi si mette, in un determinato settore d’attività, o in genere nella vita, al di fuori delle consuetudini, quasi ponendosi come un’alternativa al modello comune».
Voi, amici, regolatevi come piú vi aggrada, se siete amatori della lingua, però…
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Vocabolario Palazzi: alternativa sf. l'alternare: alternativa di timori e di speranze;  facoltà di scelta tra due cose: mi ha messo nell'alternativa di sottomettermi o di andarmene.  N. SCELTA, opzione.



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