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sabato 6 ottobre 2012

Il gotha della lingua? L'avverbio


Ho letto l’intervento precedente sul “gotha”, cortese direttore del portale, e vorrei dirle che – a costo di essere tacciato di presunzione – io mi sento di appartenere a quel mondo, precisamente al gotha della lingua. Perché? Perché la mia presenza, anche se non è indispensabile come quella del verbo, dà un certo prestigio tanto ai discorsi quanto agli scritti. Sono, infatti, l’avverbio: quella parte invariabile del discorso che – come sono soliti definirmi i miei biografi – serve a modificare il significato di un verbo, di un aggettivo o di un altro avverbio. Il mio nome discende dal nobile latino, il padre della nostra lingua, “ad verbum” (accanto al verbo) perché, in linea di massima, mi trovo sempre vicino al verbo. Prima di questo o dopo. Posto prima, però, do una maggiore efficacia espressiva al discorso: cordialmente ti saluto. A differenza del verbo – come accennavo all’inizio – la mia presenza non è indispensabile, il discorso ‘fila’ lo stesso: ti saluto o cordialmente ti saluto, a prima vista, è la stessa cosa. Con me, però, il saluto acquisisce un pizzico di “nobiltà”, non è un semplice saluto, è un saluto cordiale. Il mio impiego ha modificato in meglio il verbo salutare, potremmo dire che lo ha “precisato”. Per la mia funzione, quindi, a seconda delle “precisazioni” o modificazioni che apporto al significato del verbo, mi divido in otto gruppi: avverbio di modo; di tempo; di luogo; di affermazione; di negazione; di quantità; di dubbio e aggiuntivo. Quest’ultimo, il cui nome è forse poco conosciuto, si chiama cosí perché ‘aggiunge’ qualcosa al valore dell’azione (anche, pure, perfino ecc.). Sono facilmente riconoscibile nel corso del discorso o della frase perché ogni gruppo del quale faccio parte risponde a una precisa domanda sottintesa. Ti saluto cordialmente : ti saluto (come? domanda sottintesa; cordialmente, risposta). Cordialmente è, per tanto, un avverbio di modo o maniera. Ancora. Partirò domani. Partirò (quando? domani, avverbio di tempo). Alla cerimonia c’era anche (avverbio aggiuntivo) il gotha del mondo culturale. Un’ultima annotazione alla quale tengo moltissimo. Quando finisco in ‘-one’ o ‘-oni’ posso essere preceduto o no dalla preposizione ‘a’: tentoni, cavalcioni, carponi ecc. Per non sbagliare, quindi, consultate un buon vocabolario.
Grazie, direttore, della sua ospitalità e un cordiale saluto ai suoi amici lettori.
 L’Avverbio

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Fare il bucato

Riteniamo interessante portare a conoscenza delle massaie, e delle persone in genere, perché il "lavaggio della biancheria" si chiama bucato.
Lo spiega, magistralmente, Ottorino Pianigiani, nel suo dizionario:

http://www.etimo.it/?term=bucato&find=Cerca

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