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sabato 13 ottobre 2012

Festa da ballo? Per carità! Festa "di" ballo

Probabilmente ci ripetiamo, e nel caso ci scusiamo, ma come dicevano i nostri antenati Latini… Ci riferiamo all’uso improprio, per non dire errato, della preposizione ‘da’. La grande stampa, quella, come usa dire,  che “fa opinione”, continua imperterrita a sfornare titoli del tipo  “nozze da favola”, “giornata da incubo”, “festa da ballo” e simili. Bene, anzi male, malissimo: quel ‘da’- contrariamente a quanto sostengono alcuni vocabolari e vari sacri testi grammaticali – è errato.  Si deve dire “nozze ‘di’ favola”. Perché? Il motivo è semplicissimo. La preposizione ‘da’ è adoperata correttamente solo per indicare la destinazione, l’attitudine o l’idoneità di qualcosa: sala ‘da’ ballo (destinata al ballo); bicicletta ‘da’ corsa; veste ‘da’ camera; pianta ‘da’ frutto ecc. Il suo uso è scorretto, e occorre adoperare la preposizione ‘di’, quando si parla di una qualità specifica di una determinata cosa e non di un’occasionale destinazione. Si dirà correttamente, quindi: festa ‘di’ ballo; nozze ‘di’ favola; uomo ‘di’ spettacolo; notte ‘di’ inferno e via discorrendo. Una regola empirica ci aiuta nell’uso del ‘da’ o del ‘di’. Quando il sostantivo che segue la preposizione ‘da’  può essere sostituito con un aggettivo o si può formare una proposizione relativa, la preposizione ‘da’  va cambiata in ‘di’. Una vita ‘da’ inferno, per esempio, può essere cambiata in ‘vita infernale’ o in vita ‘che è un inferno’, in questo caso, quindi, la preposizione ‘da’ va sostituita con la preposizione ‘di’. Ancora.  Una notte ‘da’ favola si può trasformare in una ‘notte favolosa’ o in una ‘notte che è una favola’. Quindi: notte ‘di’ favola. Unica eccezione: biglietto da visita. Questa locuzione, benché ‘errata’,  è ormai una forma cristallizzata nell’uso. Le eccezioni, si sa, confermano le regole.                         

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