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giovedì 27 settembre 2012

L'infiorata del fisco

«Quando mi sorprendo a recriminare per il fatto che non sono immortale, subito mi richiamo all’ordine domandandomi se mi piacerebbe davvero la prospettiva di dover compilare la denuncia delle tasse per un numero infinito di anni futuri», cosí scriveva Arnold J. Toynbee.


Parliamo, dunque, di… fisco, argomento al centro dell’attenzione, in questi ultimi anni, per le varie riforme annunciate, smentite e riconfermate. Ne parliamo, ovviamente, sotto il profilo prettamente linguistico.
Il fisco, come tutti sanno, è l’«erario pubblico»: questo il significato ‘scoperto’; e quello ‘recondito’? Vediamo di scoprirlo insieme. Anche in questo caso occorre chiamare in causa la lingua dei nostri antenati, vale a dire il… latino.
“Fisco”, dunque, non è altro che il latino ‘fiscus’, che significa, esattamente, «cestino», «corbello», di quelli intessuti di giunchi, di ginestre, con il manico ricurvo, per metterci dentro di tutto, dai fiori di campo alla ricotta e ai formaggi che i contadini portano in città. Questo cestino, quindi, può essere foggiato anche in forma diversa, con il coperchio e può contenere qualsivoglia cosa, anche del denaro. Il ‘fiscus’, infatti, era la “cassaforte” dentro la quale i legionari romani custodivano il denaro durante le operazioni belliche; era, potremmo dire oggi, la “cassa da campo del reggimento”. Durante il periodo imperiale il ‘fiscus’ era la cassa privata dell’imperatore, cassa che, ovviamente, non era di vimini, era chiusa a chiave e recava lo stemma dell’imperatore.
Il ‘fiscus’ personale dell’imperatore si distingueva da un’altra ‘cassa’, l’«aerarium» (l’erario), da “aes, aeris” (‘rame’, in seguito ‘moneta di rame’), che era la cassa dello Stato. Fisco ed erario, quindi, anche se in origine avevano sfumature diverse, oggi si possono considerare l’uno sinonimo dell’altro.
Da ‘fiscus’ è nato il verbo “confiscare”, cioè ‘mettere nel fisco’, mettere nel cestino; in seguito il sostantivo ‘confisca’ che è una «misura di sicurezza consistente nell’avocazione allo Stato di cose usate per commettere un reato o provenienti dallo stesso».



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