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domenica 30 settembre 2012

Giornalisti & linguisti

L’argomento odierno non attiene prettamente al buon uso della lingua italiana; è una nostra “riflessione” sulla differenza che intercorre tra il giornalista e il linguista. Perché? Perché abbiamo l’impressione che si stia cercando di dimostrare - da qualche parte - che un giornalista cosí detto di grido, un giornalista dal nome prestigioso, è anche un ottimo linguista. Questa tesi – a nostro avviso – è falsa e, quindi, da respingere decisamente. Un ottimo giornalista è colui che sa “scegliere” le notizie e, una volta assimilate, le commenta per il grande pubblico con parole semplici, come farebbe un insegnante di fronte ai suoi allievi. Il giornalista, in un certo senso, è l’educatore della pubblica opinione. I giornalisti dal nome prestigioso, che non rispettano le regole grammaticali per mero snobismo, non possono essere definiti linguisti; costoro sono colpevoli di “lesa lingua” quanto, se non di piú, i loro colleghi (e sono un’infinità) che non applicano le regole perché non le conoscono. Il giornalista-linguista si preoccupa, quando scrive (o parla), di non incorrere in “inesattezze linguistiche” che potrebbero turbare l’ “equilibrio linguistico-grammaticale” dei lettori, soprattutto dei lettori-studenti, mettendo, cosí, in discussione quanto i docenti, quelli con la ‘D maiuscolata’, si sforzano, lodevolmente, d’insegnare ai loro allievi, a dispetto dei giornalisti che “fanno la lingua”.






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