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martedì 3 luglio 2012

«Previo» e «salvo»






Riteniamo importante spendere due parole sull’uso distorto – e, quindi, ‘raddrizzarlo’ – di due aggettivi tanto cari ai nostri burocrati: previo e salvo.
Previo e salvo sono, come dicevamo, due aggettivi e in quanto tali concordano nel genere e nel numero con il sostantivo cui vengono anteposti. Ci capita sovente di leggere in documenti ufficiali – quelli redatti dalla ‘macchina burocratica’ - frasi tipo “la documentazione richiesta sarà rilasciata previo domanda scritta”; oppure “l’ufficio si riserva il diritto di decidere in merito, salvo eccezioni previste dalla legge”. Bene. Anzi male, malissimo. Quel ‘previo’ e quel ‘salvo’ sono maledettamente errati perché non sono avverbi – che rimangono, ovviamente, invariati – ma aggettivi, di conseguenza devono concordare con il sostantivo. La forma corretta deve essere, per tanto, previa domanda scritta e salve eccezioni. Previo, insomma, dal latino ‘prae’ (prima) e ‘via’ (strada), significa ‘inviato prima’, quindi ‘che precede’, ‘precedente’. Precedente (o previo), dunque, non è un aggettivo? Per quale motivo debba essere considerato alla stregua di un avverbio resta un mistero eleusino. Confidiamo in qualche solone della lingua: che ci illumini in merito. Noi, piú modestamente, consigliamo agli amanti del bel parlare e del bello scrivere – per non sbagliare – di non scomodare questo nobile aggettivo in locuzioni assolute tipo ‘previo avviso’ e simili.
Discorso pressoché identico per quanto attiene all’aggettivo ‘salvo’. Questo vocabolo – che è un aggettivo, ripetiamo – adoperato in costruzione assoluta è forma ellittica e sta per a condizione che sia salvo. Va da sé, dunque, che deve prendere il genere e il numero del sostantivo che lo segue. In base a questa ‘legge linguistica’ occorre dire – per tornare all’esempio sopra citato - [fatte] salve [le] eccezioni previste dalla legge perché è la forma ellittica di [a condizione che siano] salve [le] eccezioni. Pedanteria? No, a nostro modo di vedere: uso corretto della lingua di Dante.

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