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giovedì 26 luglio 2012

Fare o "tuttofare"?





Due parole due sul “buon” uso del verbo ‘fare’ adoperato, come suol dirsi, in tutte le salse e ciò non è affatto ortodosso sotto il profilo linguistico-grammaticale. A questo proposito è bene ricordare che l’uso di fare in sostituzione del verbo dire, per esempio, è linguisticamente accettabile soltanto quando nel corso di una narrazione o di un dialogo sottintende anche l’azione del gestire e vuole esprimere il concetto o, meglio, l’idea di un intervento repentino: m’incontra per strada, per caso e mi fa (cioè: mi dice): quando sei tornato?
È bene evitare – sempre che si voglia scrivere e parlare secondo le “leggi” della lingua – alcune locuzioni in cui il verbo fare è adoperato nella forma riflessiva apparente: farsi l’automobile e simili; farsi i baffi; farsi la barba; farsi i capelli; farsi la testa; farsi le unghie; farsi un dovere; farsi cattivo sangue; farsene una passione; farsene una malattia. In tutte le espressioni sopra citate – anche se di uso comune – il verbo fare può benissimo essere sostituito con un altro piú appropriato. Farsi la barba, per esempio, si può sostituire con il verbo “radersi”. Fare, insomma, non è un verbo... 'tuttofare'.


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