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giovedì 24 maggio 2012

La soprano e la studente





La platea era gremitissima, tutte le piú alte personalità del mondo dello spettacolo erano intervenute per acclamare la grande cantante: Car-la, Car-la. Lei, la protagonista, non era piú in sé per la gioia: sarebbe stato il giorno del suo trionfo quando, sul palcoscenico, il ministro del turismo e dello spettacolo le avrebbe imposto la corona di «Regina dei soprani».
Non fu cosí, purtroppo, l’emozione tradí Carla, che prese una stecca e il pubblico, prontissimo, trasformò la sala in un uragano di fischi. La carriera del soprano tramontò ancora prima di cominciare.
L’espressione «fare una stecca» o «prendere una stecca», cioè non prendere una nota con la giusta intonazione, quindi ‘stonare’, deriva dal gioco del biliardo. Gli appassionati di questo gioco la conoscono bene: quando un giocatore colpisce male la palla con la stecca, questa fa un suono ‘strano’, come se si scheggiasse, donde la locuzione «fare una stecca falsa».
Dal gioco del biliardo, ‘per simpatia’, l’espressione è passata al mondo della musica e si riferisce alla persona che quando canta ‘stecca’, cioè stona.
Per quanto attiene al soprano c’è da dire che questo termine è nato maschile e deve rimanere tale, anche se oggi è invalso l’uso di ritenerlo femminile (con l’avallo di certi vocabolari): la soprano Carla Brambilla. Fino ad alcuni secoli fa, alle donne era proibito calcare le scene, le parti femminili, quindi, erano affidate a uomini ‘particolari’ la cui voce era di timbro piú elevato in confronto alle altre; era, cioè, “sopra” alle altre, donde, appunto, “soprano”. Diremo, perciò, ‘il’ soprano Carla Brambilla.
Visto che siamo in tema di “femminismo”, due parole sul femminile di studente. Qualche pseudolinguista sobbalzerà sulla sedia davanti a «la studente». Il participio presente dei verbi è anche un aggettivo e in quanto tale prende la desinenza del genere al quale si riferisce. Poiché il participio presente dei verbi termina in ‘-e’ fa parte della schiera degli aggettivi della II classe, come facile, difficile, che hanno un’unica desinenza tanto per il maschile quanto per il femminile: un problema facile, una soluzione difficile. Studente, per tanto, considerato un “aggettivo verbale” della II classe può benissimo rimanere invariato nella forma femminile: la studente Giovanna Giovannetti. È lo stesso caso, insomma, di ‘cantante’, nessuno direbbe la ‘cantantessa’. Perché, dunque, dobbiamo avere la ‘studentessa’?
Amiche ‘studenti’, state tranquille, non vogliamo assolutamente indurvi in un falso errore, dite e scrivete pure, se volete, «studentessa», ma nessun professore, con la ‘P’ maiuscola, potrà sottolineare con la fatidica matita blu «la studente».

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