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lunedì 16 aprile 2012

Sul verbo «sedere»



Sull’uso di ‘sedere’ e ‘sedersi’ riportiamo un interessante intervento del linguista Leo Pestelli.
«Sedere o sedersi? Il Tommaseo non fu mai cosí in vena come nella lettera S del suo dizionario dei sinonimi. Nel si è idea di comodità: sedere in gogna (non sedersi). “Siede in cattedra chi ci va e ci sta per insegnare con cura e fatica: non pochi vi si seggono per sdraiarsi e far dormire a scosse”. Segga, per ‘si accomodi’ è un po’ asciutto, non promette cuscino; né il sedere a certi crocchi e pranzi è un vero accomodarsi. In parlamento taluni seggono anche e soprattutto per rizzarsi (li conosciamo); alcuni (non li vogliamo conoscere) seggono per “guadagnare un posto dove sedersi a bell’agio tutta la vita”. Il grande filologo continua con questa grazia e distingue chi sta seduto, chi si sta seduto (piú agio), e chi se ne sta seduto (solo o in disparte, e in pensiero); e a far sentire l’importanza di un semplice si anche privato d’accento, ci ricorda che nelle votazioni per alzata e seduta il deputato dice di sí o di no col sedersi: col sedere, la forma semplice non sarebbe bello. E finalmente che mettere uno a sedere, maniera ancora viva per “togliergli l’ufficio che aveva”, non si dirà metterlo a sedersi, ché anzi il meschino si disagia di là dove già si sedeva».

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