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giovedì 1 marzo 2012

Riveder le bucce



Cortese dott. Raso, ho scoperto per caso, e da poco, il suo impareggiabile blog sul buon uso della lingua di Dante. Ho visto anche che di tanto in tanto tratta l’origine dei modi di dire piú comuni. Mi piacerebbe conoscere il motivo per cui si dice “riveder le bucce”. Spero che questa mia non venga cestinata e resto in attesa di una sua gentile risposta.


Con viva cordialità

Carlo T.

Biella

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Gentile Carlo, per quale motivo dovrei cestinare la sua lettera? Il quesito che pone, oltretutto, credo possa interessare ad altri amici blogghisti. Il significato scoperto, dunque, è noto a tutti. Si adopera questo modo di dire - in senso figurato, naturalmente - quando si vuole esaminare accuratamente il lavoro altrui per vedere se sotto la "buccia" è tutto in ordine e ciò che è stato fatto non presenta alcun difetto. Bene. Per il significato ragionato, vale a dire per comprendere il significato "nascosto" di questo idiomatismo occorre rifarsi, come il solito, al... solito latino. Il Caix, infatti, fa derivare la voce italiana "buccia" dal latino "praepucia", femminile di "praepucium" ("praeputium"), 'pelle', 'epidermide'. Con il trascorrere del tempo la "buccia" acquisì anche il significato di "involucro superiore della frutta e di pelle degli animali" donde un altro modo di dire: "far la buccia", cioè far la pelle, quindi "uccidere". Più genericamente la buccia è la "superficie", la "parte anteriore": "Qual suole il fiammeggiar delle cose unte / Muoversi pur su per l'estrema buccia" (Dante, Inf. 19.28). Riveder le bucce vale quindi, in senso figurato, rimuovere la pelle, l'involucro, per vedere se tutto è come deve o dovrebbe essere.

http://www.etimo.it/?term=buccia&find=Cerca


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Infinocchiare

E sempre a proposito dei modi dire proponiamo “farsi infinocchiare” (forse è stato già trattato, nel caso ci scusiamo per la ripetizione). Tutti conosciamo, dunque, questo modo di dire che significa “farsi ingannare, farsi raggirare con astuzia e grossolanità”.


Non tutti, forse, sanno come è nato. Vogliamo vederlo assieme?


Nel periodo medievale gli osti veneti, in particolare quelli veneziani, erano soliti offrire ai loro clienti dei rametti di finocchio prima di servire loro del vino di pessima qualità. Cosí facendo erano sicuri che gli avventori non si sarebbero accorti del vino... “scadente”. Il forte aroma del finocchio, infatti, ingannava il palato, e l’ospite veniva così “infinocchiato”, ingannato, perché è risaputo che il finocchio, particolarmente quello selvatico, ha il “potere” di camuffare il sapore delle bevande e dei cibi.











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