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giovedì 22 marzo 2012

La pagina e la pagella


Non ricordiamo, francamente, se l’argomento di cui parliamo sia già stato affrontato, nel caso ci scusiamo per la ‘ripetizione’. Abbiamo sempre sostenuto, da questo portale, l’importanza della ‘scienza etimologica’ ed abbiamo esecrato il fatto che questa ‘scienza’ non sia tenuta nella massima considerazione: la scuola – per quanto ne sappiamo – la ritiene, nei migliori dei casi, la cenerentola della grammatica. Non deve essere cosí, amici. Questa scienza ci fa scoprire delle cose… sorprendenti. Ci fa scoprire, per esempio, che la pagina in rete, che state leggendo in questo momento, ci porta al mondo rurale. La pagina (quella cartacea soprattutto) non è altro, infatti, che il latino “pagina(m)”, dal verbo “pangere” (piantare, conficcare). I nostri antenati Romani chiamavano “pagina” una pianta, quella delle viti in particolare. Questo stesso nome fu dato, in seguito, a un “insieme di righi di scrittura” e, per estensione, al foglio di carta che li conteneva. Perché? Il motivo è piú semplice di quanto si possa credere: a coloro che erano abituati ai lavori agricoli il foglio scritto appariva simile a un… campo con tanti filari. Da pagina abbiamo la ‘pagella’, cioè una piccola pagina dove sono riportati i voti ottenuti dagli studenti in ogni materia. C’è ancora qualcuno che sostiene la ‘barbosità’ dell’etimologia?

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Da “Domande e risposte” del Treccani in linea:

Si può mettere l’accento sulla voce del verbo “sapere”, 3a persona singolare, presente indicativo? Ho visto in un compito di italiano già corretto la seguente frase senza sottolineatura d’errore: “mia madre sà anche farmi divertire”.

Non si può. Qualche monosillabo che rischierebbe di confondersi con omografi (cioè parole scritte uguali) porta l’accento: ché ‘perché’, dà (3a persona singolare, presente indicativo del verbo dare), è voce verbale, là (avverbio di luogo), lì (avverbio di luogo), né (congiunzione), sé (pronome accentato: lui fa tutto da sé), sì (avverbio: non dire sempre di sì), tè (bevanda).

Le voci verbali sta, fa (difficile che si confonda con la nota musicale omografa…), va (3a persona singolare, presente indicativo dei rispettivi verbi) non vogliono l’accento. Né lo vogliono la prima persona singolare del presente indicativo do, sto e il toscaneggiante fo ‘faccio’.

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Dissentiamo sul fatto che non si possa mettere l’accento sulla prima persona del presente indicativo del verbo dare. La grammatica non lo vieta. Si può mettere altresí sulla seconda persona e sulla terza plurale. Quindi: do o dò; dai o dài; danno o dànno.
A questo proposito segnaliamo un sito in cui sono elencate le "regole fantasma" (regole fasulle sulla lingua italiana):











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