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sabato 4 febbraio 2012

I «pellerosse»



Abbiamo letto su un quotidiano locale – che non citiamo per carità di patria – un titolo tremendamente errato: «Giovanni tra i pellerosse». Il plurale di pellerossa (o pellirossa) è “pellirosse”, per due motivi: uno di ordine storico, l’altro strettamente grammaticale. Vediamoli. Quando, nel Quattrocento, il navigatore italiano Giovanni Caboto approdò a Terranova chiamò gli abitanti di quel luogo – i Beothuc, ora scomparsi – “pelli rosse” perché usavano tingersi la pelle del viso con terra rossa. Con il trascorrere del tempo le due parole (pelli e rosse) furono scritte unite e dal plurale si “costruì” il singolare ‘pellerossa’. Il termine, quindi è nato plurale. Alcuni sostengono che talvolta si può adoperare il singolare per il plurale, sottintendendo “uomini dalla pelle rossa”; l’argomentazione, però, non ci convince molto: andremmo contro il motivo di ordine “storico-linguistico”. Non ci resta, quindi, che seguire la regola grammaticale che ci rimanda alla formazione del plurale dei nomi composti. I nomi formati da un sostantivo e da un aggettivo – ed è il caso di pellerossa (pelle, sostantivo; rossa, aggettivo) – formano il plurale mutando la desinenza di entrambi gli elementi costitutivi, vale a dire che, pur scrivendosi in un’unica parola, prendono la forma plurale sia il sostantivo (pelle) sia l’aggettivo (rossa). Da pellerossa avremo, per tanto, pellirosse; da cassaforte casseforti; da acquaforte acqueforti e via dicendo.

1 commento:

Edoardo ha detto...

Egregio Sig. Raso,
non sapevo che da un plurale si "costruisse" un singolare... L'argomento, comunque, è interessantissimo. Grazie