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venerdì 2 luglio 2010

Uso «abusato» del verbo fare


Due parole, due, sull’uso appropriato del verbo «fare». Questo verbo, dunque, è adoperato in tutte le salse, come suol dirsi; ciò non è affatto ortodosso sotto il profilo grammaticale. A questo proposito è bene ricordare che l’uso di ‘fare’, in sostituzione del verbo ‘dire’, per esempio, è linguisticamente accettabile soltanto quando nel corso di una narrazione o di un dialogo sottintende anche l’azione del gestire e vuole esprimere il concetto, o meglio, l’idea di un intervento repentino: m’incontra per strada, per caso, e mi fa (cioè: mi dice) ‘quando sei tornato?’. È bene evitare - sempre che si voglia parlare e scrivere secondo le “leggi” della lingua - alcune locuzioni in cui il verbo fare è adoperato nella forma riflessiva apparente: farsi l’automobile e simili; farsi i baffi; farsi la barba, farsi i capelli; farsi la testa; farsi le unghie; farsi un dovere; farsi cattivo sangue; farsene una passione; farsene una malattia. In tutte le espressioni su dette il verbo fare può benissimo essere sostituito con un altro piú appropriato. Farsi la barba, per esempio, si può sostituire con il verbo “radersi”.

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