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giovedì 24 giugno 2010

Ridere: transitivo o intransitivo?


Dalla rubrica di lingua del Corriere della Sera in rete:
far ridere
Salve a tutti. Vorrei girare un quesito che mi è stato posto recentemente e a cui non sono riuscito a dare una risposta esaustiva. La voce verbale "far ridere" dovrebbe essere transitiva: si fa ridere qualcuno, una determinata cosa fa ridere qualcuno...Tuttavia si dice e si scrive (credo non a torto, ma ora mi sorge il dubbio) "a me fa ridere..". In questo caso si utilizza un complemento di termine e non un complemento oggetto. Eppure, se quest' ultima forma è corretta, dovrebbe valere lo stesso per tutte le altre persone del verbo e, per quanto riguarda la terza singolare, si potrebbe dire "gli fa ridere"(lo stesso che"a lui fa ridere"). Tuttavia quest'ultima forma non mi sembra corretta e sarei decisamente propenso a dire che sia accettabile solo l'utilizzo del complemento oggetto (lo fa ridere). Naturalmente è del tutto arbitrario che applichi una regola diversa a seconda della persona...Quindi vi chiedo: dove sbaglio? Qual è la forma corretta?
(Firma)
Risposta del linguista:
De Rienzo Mercoledì, 23 Giugno 2010
Far ridere è verbo transitivo, il che non esclude che possa avere un complemento di termine.
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Cortese Professore,
vediamo la questione con un’ottica diversa, scindendo i due verbi (far ridere). Far ridere si può considerare un’espressione polirematica (il verbo fare non seguito da “ridere” non avrebbe, infatti, alcun senso) e in quanto tale può avere tanto il complemento oggetto quanto il complemento di termine: a me fanno ridere certe espressioni; lo fanno ridere solo certi film. Ridere, essendo fondamentalmente un verbo intransitivo, non può introdurre il complemento oggetto: gli risero in faccia. Adoperato transitivamente, e molto spesso con il significato di “deridere” e simili, si trova solo in campo letterario: la novella di Panfilo fu in parte risa e tutta commendata dalle donne (Boccaccio), fu accolta cioè dalle risa delle donne.

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I verbi performativi

Non tutte le grammatiche trattano un tipo di verbo chiamato “performativo”. Vediamolo.
I verbi performativi esistono solo alla prima persona singolare del presente indicativo e sono così definiti perché il pronunciarli equivale a compiere l'azione che essi descrivono, ovvero per compiere l'azione che essi descrivono bisogna pronunciarli. "Giuro di aver detto la verità", "Prometto di venire al più presto", "Nego ogni cosa" sono tutti esempi di funzione performativa del verbo. È sufficiente cambiare soggetto, "Roberto giura di aver detto la verità", "Tu prometti, ma non mantieni", "Voi negate l'evidenza", o tempo verbale, "Giuravo di aver detto la verità", per verificare come i verbi giurare, promettere e negare perdano la loro funzione performativa e assumano quella costativa o descrittiva, in quanto dire giura, prometti, negate e giuravo, non serve per compiere l'azione, ma per descriverla (notare che dire "io corro" anche nell'atto del correre mi serve per descrivere l'azione, ma non per compierla). Altri verbi che alla prima persona del presente indicativo assumono funzione performativa sono per esempio: dire, ammettere, affermare, ecc. (
www.wikipedia.it)

performativo

http://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/default/BancaDati/Vocabolario_online/P/VIT_III_P_091330.xml

1 commento:

il puntiglioso ha detto...

Stimatissimo dott. Raso, lei stupisce sempre: non avevo mai sentito parlare dei verbi performativi. Grazie.