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martedì 6 aprile 2010

Pranzo, cena e...









Alcuni amici blogghisti ci hanno scritto pregandoci di trattare - nelle nostre noterelle - argomenti... culinari: pranzo, cena e colazione, naturalmente sotto il profilo “etimo-linguistico”. I nostri amici sostengono di aver consultato - alla bisogna - buona parte dei vocabolari a loro disposizione non trovando, però, piena soddisfazione. Apriamo, dunque, un qualsivoglia vocabolario alle voci in oggetto (pranzo e cena) e leggiamo: cena, il pasto della sera, dal latino “cena”, ‘pasto principale’, ‘pranzo’; al lemma pranzo: il pasto principale che di solito si fa sul mezzogiorno, dal latino “prandium”. In effetti c’è un po’di confusione in quanto il “pasto principale”, vale a dire il ‘pranzo’ si trova anche alla voce cena. Pranzo e cena, dunque, sono sinonimi? Nient’affatto. Vediamo come stanno le cose dando la parola a Giuseppe Pittàno.
Sulla terminologia conviviale l’incertezza e la confusione sono oggi abbastanza grandi. Per capire qualcosa sarà bene rifarci un po’ alla storia. Gli antichi romani distinguevano nettamente tra colazione del mattino (‘ientaculum’), il pasto di mezzogiorno (‘prandium’, una specie di refezione a base di roba fredda e di avanzi che si consumava senza neppure sedersi) e il pasto principale (‘cena’), ricco di portate che assumeva spesso l’aspetto di un vero e proprio banchetto. La cena iniziava di solito alle 3 del pomeriggio e si protraeva fino a notte inoltrata. Naturalmente la cena era l’occasione migliore per incontrarsi con gli amici, per discutere , per aggiornarsi sui problemi politici, culturali, economici e per assistere a spettacoli. Crollato lo splendore di Roma, la cena perdette col tempo il suo prestigio e il pranzo di mezzogiorno divenne il pasto principale. Quando nacque la lingua italiana, la colazione indicava il breve pasto del mattino, il pranzo il pasto principale della giornata e la cena la frugale consumazione serale. Nacquero di qui anche le determinazioni di tempo, ‘dopo pranzo’ per indicare il pomeriggio e ‘dopo cena’ per indicare le ore della sera. Questo l’uso comune. Nell’uso particolare, invece, le cose variano da regione a regione. Nelle zone industriali, ad esempio, il pranzo meridiano ha perduto il suo significato di pasto principale, poiché molti consumano in fretta qualcosa sul posto di lavoro o alle tavole calde e solo alla sera le famiglie si riuniscono intorno alla tavola; la cena è tornata cosí a diventare il pasto principale della giornata e va pan paino assumendo il significato di pranzo. Si sposta quindi l’ordine delle parole per cui la colazione è il pasto di mezzogiorno, il pranzo è il pasto della sera e la parola cena è ormai usata per indicare una riunione conviviale a tarda ora: la cena di S. Silvestro, una cenetta tra amici, ecc. A scanso di equivoci, nei casi particolari, sarà bene dire: ‘vi aspetto a pranzo per le 13.00’, oppure: ‘vi aspetto a pranzo per le 21.00’.
E visto che siamo in tema culinario perché non parlare anche della merenda che si deve... meritare? Dal verbo latino “merere” (guadagnare, meritare) discende, infatti, il nome di quel piccolo pasto pomeridiano che si dà ai fanciulli: “merenda” (cose che si debbono meritare).


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Dalla rubrica “Scioglilingua” del Corriere della Sera in rete:
una stele, due ...?
Lo scavo archeologico in una zona che ha mostrato le tracce di un insediamento dell'epoca imperiale di Roma è stata ritrovata una stele su cui era scolpito un certo epitaffio. Successivi scavi hanno potuto far tornare alla luce anche una seconda stele. A parer mio sono state scoperte due "steli", ma so con certezza che su questo non c'è certezza, nemmeno tra gli archeologi. Dove sta il giusto?
(Firma)
Risposta dell’esperto:
De Rienzo Lunedì, 05 Aprile 2010
Stele.
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Cortese professore,
anche questa volta ci permettiamo di completare la sua risposta perché esiste un plurale “steli”, anche se di uso raro. “Due steli”, quindi, non si può considerare una locuzione agrammaticale.

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